Un organo col fiato corto
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Il mese di maggio ha segnato una tappa significativa per San Luigi dei Francesi, con l’apertura simultanea di due cantieri di grande rilievo alle estremità opposte della chiesa.
In controfacciata, l’organo storico sorretto dagli angeli ha iniziato a scomparire dietro le impalcature. Costruito da Joseph Merklin nel 1881, questo straordinario strumento, primo organo sinfonico d’Italia e capolavoro della fabbricazione organaria francese del XIX secolo, è stato progressivamente smontato. Le grandi canne di facciata sono state rimosse per prime, seguite dalle migliaia di elementi che compongono la sua complessa meccanica. Ogni componente è stato accuratamente inventariato e imballato prima della partenza per Lione, città in cui lo strumento vide la luce quasi centocinquant’anni fa.
Il restauro proseguirà nei laboratori della manifattura organaria Michel Jurine, incaricata dell’intervento. L’obiettivo è quello di riportare l’organo al suo stato originario, nel pieno rispetto delle tecniche costruttive e delle qualità sonore che ne costituiscono oggi il valore patrimoniale.

Parallelamente, un nuovo organo ha preso posto nelle tribune che incorniciano l’altare maggiore. Era impensabile, per i Pii Stabilimenti, lasciare la chiesa priva della sua voce musicale per i due anni necessari al restauro del Merklin.
È stato quindi affidato a un organaro il compito di concepire uno strumento inedito, pensato come un sottile trait d’union tra tradizione e modernità. Pur fondato su vere canne e su una fattura artigianale, esso integra tecnologie contemporanee, trasmissione MIDI (Musical Instrument Digital Interface) e comandi touch screen, offrendo una notevole flessibilità d’impiego e ampliando sensibilmente il ventaglio delle possibilità interpretative.
È Gabriele Agrimonti, organista titolare della chiesa di San Luigi dei Francesi, a raccontare questo cantiere singolare, nato da una necessità tanto pratica quanto profondamente musicale.

“Una chiesa come San Luigi, forte di una storia musicale prestigiosa e di una tradizione organistica solidamente radicata, non avrebbe potuto rimanere priva di strumento durante i due anni necessari al ritorno del Merklin da Lione, dove è attualmente in restauro”, spiega. Da questa esigenza è nato un progetto inedito: un organo del coro, affidato all’organaro Saverio Tamburini, da oltre trentacinque anni anche responsabile della manutenzione dell’organo storico, e collocato sulle due tribune laterali ai lati dell’altare maggiore.
Si tratta di uno strumento profondamente contemporaneo. “Le canne sono reali e il principio sonoro resta quello della tradizione organaria, ma l’innovazione tecnologica attraversa l’intera concezione e il funzionamento dello strumento”, precisa. La consolle, completamente mobile e digitale, integra schermi touch, gestione informatica interna e trasmissione MIDI, una delle prime applicazioni di questo tipo in Italia, offrendo un’ampia libertà d’uso, sia musicale sia operativa.
“Una parte delle canne proviene da organi esistenti recuperati in Germania, Inghilterra e Italia, poi rielaborati e integrati nel nuovo insieme sonoro”, prosegue. La disposizione fonica, concepita a quattro mani da Gabriele Agrimonti e Saverio Tamburini, è stata studiata per valorizzare al meglio lo spazio ridotto delle tribune, ricercando un suono caldo, avvolgente e pienamente integrato nell’acustica della chiesa.
Poiché non vincolato a una struttura storica immutabile, questo organo potrà evolversi nel tempo. “Potrà essere affinato, corretto e arricchito progressivamente”, sottolinea l’organista. La trasmissione elettronica apre inoltre possibilità molto ampie: collegamenti con computer e dispositivi esterni, creazione di nuove combinazioni di registri, rielaborazione delle configurazioni e sviluppo di soluzioni sonore inedite.
Strumento naturalmente aperto alla musica contemporanea e alla sperimentazione, esso mantiene al tempo stesso un dialogo vivo con il repertorio antico, la liturgia e programmi musicali molto diversi tra loro, grazie a una tavolozza timbrica limpida, calda e versatile. La risposta delle tastiere e della pedaliera è estremamente rapida e precisa, consentendo di affrontare anche i passaggi più complessi con naturalezza e fluidità.
Infine, al ritorno dell’organo Merklin, il nuovo strumento non scomparirà, ma resterà parte integrante della vita musicale della chiesa. «La presenza di una consolle mobile a terra permetterà nuove forme di esecuzione con orchestra, ensemble e coro in condizioni più naturali», conclude Agrimonti. L’organista potrà infatti suonare a stretto contatto con i musicisti e seguire direttamente la direzione, superando la distanza fisica e acustica imposta dalla collocazione storica del Merklin in controfacciata, tradizionalmente più complessa dal punto di vista acustico e visivo.